NDP 2014

Ogni essere umano è un intellettuale
(e ricordate di portare le sedie)

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Pietro aspetta ogni sera, si siede su una piccola sedia di legno; indossa una lunga sciarpa sopra una giacca eccentrica e ha davanti a sé, un panchetto e un computer; di sottofondo c’è un pezzo audio, musica fado. Al centro della piazzetta, un tappeto anni settanta con una discutibile decorazione floreale domina la scena, completata da un piccolo schermo da diapositive e un proiettore. Sopra la piazza, una luminaria da festa paesana costituita di filari di lampadine.

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La musica scorre, rumore di sedie che si spostano, un sottofondo di saluti e battute: c’è spazio per tutti nella piazzetta. Ognuno arriva al suo passo: alcuni portano altre sedie, altri trovano posto in quelle non occupate. Ci sono sindaco, vicesindaco, parroco, mamme e bambini. L’appuntamento è nel punto più alto di Guilmi, che non ha un nome preciso e non si sa cosa sia, se una via, uno slargo, una rua. Noi la chiamiamo “Piazza della Didattica Popolare”.

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La luce delle lampadine va giù:
“Iniziamo solo con la visione di un film, un film ambientato nel Mediterraneo, vi dico meglio dopo…”
Sullo schermo da diapositive una scena che sembra già vista, identica a quella che si sta vivendo: un piccolo paese, persone che si posizionano su sedie in una piazzetta, si salutano, sormontati da lampadine accese, davanti a uno schermo televisivo; arriva un personaggio, presumibilmente il capo villaggio, fa un discorso introduttivo, da cui si capisce che si tratta di una serata di riappacificazione, attraverso il sacrificio di una capra e la visione di un non meglio identificato programma televisivo…
Il video si ferma:
“Bene, questo era un estratto da un film ambientato in Libano, in un piccolo paese dove convivono due comunità una islamica e una cristiana, si ritrovano in piazza con le lucine come noi e mi sembrava carino iniziare questo ciclo di Nuova Didattica Popolare in una realtà che è lontana geograficamente ma in qualche modo anche parallela alla nostra…”
Approvazione generale

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“…Anche all’interno dei conflitti interni alla comunità dovuti alle differenze di religione, la comunità rimane compatta e si riconosce occasionalmente in una serata davanti alla televisione, continua a riconoscersi durante il film anche scontrandosi, anche vivendo dei conflitti, continuando a raccontarsi. Di questo parleremo, non per usare un pluralis maiestatis, ma perché ne parleremo assieme… ”
Il silenzio è sceso sulla piazzetta si ode solo il brusio di bambini in braccio ai genitori che chiedono spiegazioni e che vengono prontamente date.

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“…I temi quindi sono: la comunità, la resistenza, il modo in cui le comunità che resistono cercano di raccontare se stesse. Il più delle volte avviene attraverso l’edificazione di monumenti. Monumenti, che a volte vengono voluti dalle comunità, altre volte vengono voluti dall’alto. Parleremo un po’ di tutti questi temi, in modo diverso e chiedendo sempre l’aiuto degli artisti…”

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Michelangelo Consani, Stratificazioni della memoria. THE DEMOCRATIC WALL, 2010 video, color, audio, 6’.41’’

Questa è stata la premessa, dove la parola “comunità” viene ripetuta sette volte. Il processo di identificazione della comunità guilmese è quindi avviato; il processo di analisi verrà portato avanti attraverso le immagini del lavoro degli artisti. Subito dopo Pietro mostra un’altra opera:
“Questo è un quadro dei primi del ’900, è stato dipinto nel 1901. Quest’opera s’intitola Il Quarto Stato, rappresenta tutte quelle persone che nei primi del Novecento non avevano ancora tutti i diritti che oggi in qualche modo con qualche difficoltà abbiamo conquistato e che cerchiamo di mantenere. Chi ha interpretato questo quadro, ha provato a dire che l’uomo al centro è stato scelto dai compagni di lavoro, dai suo compaesani, per andare a parlare con il padrone e decidere un aumento del salario o decidere una diminuzione delle ore di lavoro. Mentre quest’uomo, che rappresenta l’unità della comunità, si allontana dal gruppo, lo segue anche una donna che è la meno rappresentata nei monumenti. La donna con il bambino in braccio è sempre assente nei monumenti, le comunità, o meglio, chi governa le comunità ha sempre preferito rappresentare gli uomini vittoriosi. Noi partiamo da una donna con un bambino in braccio perché ci immaginiamo che debba iniziare da lì il processo di riconoscimento, dal riconoscimento della differenza”.

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Dopo la parte dedicata all’auto-identificazione, si passa al ruolo che una comunità dovrebbe avere e alla maniera in cui questo ruolo viene rappresentato:
“In questo momento ci sono in tutto il mondo dei cambiamenti importanti, alcuni sono decisi per noi; le banche, le persone ricche, che hanno il potere politico, economico. Altri movimenti partono dal basso, la scelta che ognuno di noi deve fare ogni giorno è da quale parte stare. E l’arte, soprattutto oggi, ha sempre scelto di rappresentare i movimenti che partono dal basso.”

IMG_6672 1Il rapporto con i presenti è particolare, Pietro si pone come un membro della comunità, come un tuo pari, ti dice il suo punto di vista, instaurando rapporti diretti con gli astanti e spesso interrompe il commento delle immagini per colloquiare con questa o con quell’altra persona, per ascoltare quello che viene loro in mente, come nelle chiacchiere da fresco. Dopo parte con esempi: le immagini diffuse dal potere, spesso monumenti, e quelle prodotte dal basso, siano esse performance opere stabili o effimere, ragionando e riflettendo su ognuna di queste chiedendo opinioni, riflessioni e commenti, stuzzicando le critiche e le risate degli astanti.

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Dopo aver mostrato Novecento di Bernardo Bertolucci dice:
“io pensandoci arrivo a dire che la comunità coincide con la sua cultura, con le sue canzoni, la sua religione, con il suo modo di cucinare, con la capacità di accogliere, o l’incapacità, ogni comunità è fatta da tutto questo… …la vita di una comunità è possibile se questa comunità continua a pensare a se stessa come un unico corpo, un corpo unico”.
A volte anima la scena come un presentatore, a volte ha il tono delle chiacchiere in intimità, su una sedia davanti casa, ma non esclude nessuno. Nuova Didattica Popolare è un evento corale, ognuno deve giocare il suo ruolo altrimenti non funziona.
Alla fine della prima lezione la richiesta:
“Allora, siccome parleremo di monumenti e di comunità, stiamo parlando di questo, io vorrei che immaginaste un posto in cui potremmo fare un monumento.”

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L’intervento di Piero

Dalla destra una voce che inneggia al monumento all’emigrante, è Piero Di Ciano, abitante a Zurigo. La sua proposta è di mettere una statua di un emigrante con la valigia in mano, accanto alla statua di san Rocco all’entrata del paese, in procinto di partire, quindi col passo rivolto all’esterno del paese. Il giorno dopo, Plinio Lizzi residente a Guilmi, propone l’aggiunta di un’altra statua, speculare alla prima, di un emigrante che, invece di andare, torna.
Il monumento diventa il mezzo attraverso cui Pietro interroga la comunità, creando quindi la necessità di esporsi.
Prendendo seriamente la responsabilità del ruolo che gli viene affidato, durante i giorni della Didattica Pietro è disponibile in qualunque momento a dialogare con le persone e girare con loro per il paese per continuare le discussioni anche fuori dagli incontri in calendario, come se sondasse tutte le ramificazioni di questo corpo immateriale, che è il paese di Guilmi.
Le ragioni di questo metodo le ha forse confessate nell’ultima lezione di NDP iniziando con una citazione:
Ogni essere umano è un intellettuale, e questa frase è una frase di un grande pensatore italiano, Antonio Gramsci, e non vuol dire che ogni essere umano è un intellettuale come si sente dire in televisione… Ogni uomo è un intellettuale perché ognuno ha il dovere di sfruttare il potere delle idee, però questa capacità, richiede uno sforzo, richiede che vengano fatte delle scelte, prese delle decisioni, anche esponendosi. Ogni artista si espone, a me piace pensarli come persone che hanno fatto della propria esistenza un atto di resistenza.”

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Arte come atto di resistenza, in difesa dei diritti della comunità; ecco la logica dietro la scelta delle opere proposte quest’anno da Pietro. Le immagini servono più a questo scopo che a un apprendimento manualistico: la loro collocazione storico-artistica è spesso messa in secondo piano, l’importante è cosa quell’opera – sia essa un film, una performance, una vecchia fotografia – racconta in funzione del tema della serata. Le scelte di Pietro seguono logiche più emozionali che  storiche, ma sono tutte mirate a far emergere quanto potere hanno le idee e quanto costa la decisione di esporsi per difenderle. Questo è stato il tema del 2014 della Nuova Didattica Popolare.
“all’arte non viene chiesto di lasciare una traccia visibile ma di far accadere qualcosa, di fare in modo che le persone si riconoscano, si raccolgano attorno a qualcosa che accade”

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Filippo Berta, Allumettes, 2012 – 2015

E questo è il pensiero di Pietro sull’opera d’arte. Con la Nuova Didattica Popolare egli rasenta il limite tra l’essere divulgatore e artista, secondo i canoni da lui stesso enunciati.
Per Pietro Gaglianò l’arte riguarda tutti in maniera imprescindibile, ma pochi riescono a fare di un atto un’urgenza talmente stringente che si trasformi in arte. E su queste premesse di di urgenza che anche NDP può essere considerato un atto artistico… ma sappiamo che Pietro su questa affermazione non sarà d’accordo.
“Guilmi ha una grande capacità, ci ho pensato molto in questi mesi, ha la capacità di sapersi raccontare. Non ci sono grandi monumenti, Guilmi si racconta attraverso le sue persone, attraverso i suoi abitanti attraverso il modo in cui Guilmi e i guilmesi vivono, questa è una forma di forza di resistenza attiva”.

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Qui infine Pietro mostra dove voleva andare a parare con la richiesta ai guilmesi sul monumento in paese: il monumento reale, impalpabile e incorruttibile è la comunità stessa. Per rimarcarlo, per convincerci di questa evidenza Pietro ci ha fornito di un altro punto di vista, spesso dal basso della posizione degli artisti artisti, piuttosto che dall’alto della propaganda.

IMG_2933L’edizione 2014 della Nuova Didattica Popolare è stata altresì l’occasione per censire alcuni monumenti in paese, di cui  ignoravamo in parte le ragioni e, in alcuni casi, l’esistenza; ad esempio i 27 alberi piantati dall’artista Cherubino Daddario per i caduti della Grande Guerra (al giardinetto), opera completata dal Cristo benedicente, e alterata da una piantumazione posteriore.

Le proposte per i monumenti da parte dei Guilmesi invece sono  state:
la statua all’emigrante proposta da Piero a cui Plinio apporterebbe la variante speculare di un’altra statua di un’emigrante che torna.
La proposta di Maurizio Racciatti è il monumento alla donna Guilmese con la conca in testa; proposta a cui ha fatto seguito un’accorata discussione sulla tradizionale gara delle conche e la premiazione della conca migliore, durante la quale le donne di Guilmi portano in testa delle conche in rame piene di omaggi per San Nicola  e senza l’uso delle mani.
Eleonardo Giardino ha accuratamente presentato due “schede tecniche” per i seguenti progetti: il monumento alla pace: una simbolica stretta di mano messa fra le targhe ai caduti all’ingresso del palazzo del comune e una lapide “a tutti quelli che sono partiti e che non sono potuti tornare, elenco da aggiornare annualmente”….

La maglietta dell’edizione 2014 di Nuova Didattica Popolare è stata disegnata da Ryts Monet e serigrafata a mano da Valentina Cencetti e Francesco Eppesteingher.

Crediti fotografici: Andras Calamandrei, Giovanni Gaggia

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