resistenza!

Non sapevamo cosa aspettarci al nostro ritorno a Guilmi dopo una pausa di alcuni mesi. Lucio Perrucci, membro della giunta comunale e amico, ci aveva rassicurato sulla salute delle opere nel percorso della Carriera di Nicola Toffolini, ma visto come le condizioni atmosferiche avevano divelto (vedi immagine sotto) Il vento fa il suo giro (in attesa di restauro da parte dell’artista… cosa che ci riempie di gioia, perchè così Nicola Toffolini dovrà necessariamente tornare a trovarci), le nostre previsioni erano tutt’altro che rosee. Comunque accettavamo, per quei lavori in aperta sfida col mondo naturale, una corruzione o un annientamento, tipica dell’eroe romantico in età puberale, che si butta a capofitto in una battaglia persa in partenza.

E invece no! Le opere sono vive e vegete! Solo in parte deturpate da madre natura. Nella prima opera del percorso sulla Carriera, il manto bianco delle pietre di fiume è stato in parte ricoperto da fogliame secco, sporcando il pavimento di stampo zen previsto dall’artista, sotto il quale dei virgulti staranno già complottando per raggiungere la luce negata. Dalla masseria che fa da recinto all’intervento arboreo, alcuni massi si sono lasciati cadere: sicuramente l’abbondante neve dell’inverno avrà accelerato il processo di sfacimento di questa antica dimora convertita in opera d’arte. I fusti degli alberi, che Toffolini, nella fase di genesi dell’opera, aveva sfrondato da “disturbi” per una crescita lineare e glabra,  hanno già iniziato a ri-immetere linfa nelle terminazioni amputate: impavidi stanno emergendo piccoli rami, presto ricoperti di foglie. Di strozzature alla Penone, per il momento nemmeno l’ombra: il cordoncino ha ancora sui tronchi  l’aderenza di un abito ben cucito sullo sposo. Quest’ultimo, mantiene la linea come conviene nei primi tempi del matrimonio, e non ha ancora iniziato a spanciare incurante sulla cintura blu/celeste del laccio. E poi i distanziatori d’abete! Li credevamo così fragili e invece sono integri, come se, visto il legame di parentela con l’altro legname dei fusti, si fossero alleati con loro per non soccombere! Natura canaglia!!

Ma la meraviglia totale è stata con l’opera numero due, il frame di Alice nel Paese delle Meraviglie, la cornice allucinogena, che traforma gli alberi in foresta dei Puffi (cioè blu) e annienta la prospettiva, appiantendo ripide estese verticali di svariati metri in superfici, a misura di braccia. Questa sta ancora in piedi! Piantata con martelli di fortuna, su terreno roccioso, spostando massi radicati quasi da ere geologiche, la cornice resiste, brunendo le assi pretagliate di cui è composta, per adattarsi all’ambiente. Ancora una volta si compie quell’adattamento di toni e di colori tra gli elementi immessi dall’uomo e quelli spontanei. Ne parlava John Ruskin nelle sue passeggiate veneziane e toscane, dove annotava anche quanto era poetico lo scansare della pietra, da parte della pianta. La visione di Nicola Toffolini non è esattamente romantica: diciamo che se i processi tra uomo e natura rimangono immutati da secoli, le considerazioni che se ne fanno variano, a seconda dello spirito del tempo o… della propensione a resistere.

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